Ogni città di mare ha un santo a cui affidarsi, e quello di Civitavecchia è una donna arrivata, secondo la tradizione, proprio dal mare. Santa Fermina è la patrona della città e la protettrice dei naviganti, e la sua festa è il momento in cui Civitavecchia si riconosce di più in sé stessa: la processione per le strade, la statua imbarcata nel porto, le sirene delle navi. Ecco la sua storia e come si vive la festa.
Chi era Fermina, secondo la tradizione
Quello che sappiamo di Fermina viene da una vita scritta non prima del VI secolo, arricchita poi da racconti tramandati a voce, che non sempre coincidono. Secondo la versione più diffusa era una giovane romana di famiglia nobile, figlia di Calpurnio, prefetto di Roma, e visse nel III secolo, al tempo delle persecuzioni contro i cristiani.
La tradizione racconta che un alto funzionario, Olimpiade, cercò di sedurla, ma finì per essere convertito da lei al cristianesimo e morì martire. Fermina lasciò la famiglia per vivere in preghiera e, durante la persecuzione di Diocleziano, fu martirizzata. Come spesso accade per le figure di quest'epoca, i dettagli storici sono incerti: conta di più il legame profondo che due città hanno costruito con lei.
La tempesta e la grotta sul porto
Il racconto che lega Fermina a Civitavecchia è un racconto di mare. Durante una traversata verso Centumcellae, l'antico nome della città, la sua nave fu sorpresa da una violenta tempesta. Le preghiere di Fermina, dice la tradizione, placarono le onde e la nave arrivò salva in porto.
A terra la giovane avrebbe trovato rifugio in una grotta vicino al porto, sopra la quale secoli dopo sarebbe stato costruito il Forte Michelangelo. È per questa storia che i marinai di Civitavecchia la sentono come una di loro, e che la sua festa non si può immaginare lontano dalle banchine.
Il legame con Amelia
Fermina non appartiene solo a Civitavecchia. La tradizione colloca il suo ritiro e il suo martirio nei pressi di Amelia, in Umbria, dove fu sepolta e dove la cattedrale è dedicata a lei. Altre versioni del racconto pongono martirio e sepoltura a Civitavecchia, e questa doppia appartenenza ha creato un legame fra le due città che dura ancora oggi.
Il calendario lo riflette: ad Amelia la festa si celebra a novembre, mentre a Civitavecchia, oltre alla grande festa di primavera, si ricorda a dicembre la traslazione della santa.
Il 28 aprile a Civitavecchia
La festa più sentita è quella del 28 aprile. Dopo la processione per le vie del centro, la statua della santa scende al porto e viene imbarcata: fa il giro dello specchio d'acqua fino al luogo dell'antico faro, per benedire il mare, le barche e la città, mentre le navi e i pescherecci suonano le sirene. Per chi la vede la prima volta è uno spettacolo che resta impresso.
Nei giorni intorno alla festa si corre anche il palio marinaro, una gara a remi nel porto storico in cui si sfidano gli equipaggi degli otto rioni storici della città. È una tradizione molto partecipata, e la solenne processione in onore della patrona ne è di solito la chiusura. Il programma cambia di anno in anno: date, orari e percorsi si trovano sui canali ufficiali del Comune di Civitavecchia e della Diocesi.
Dove dormire per la festa
Per seguire la processione e il palio conviene dormire in centro, così da muoverti a piedi senza pensare all'auto. Amos Port-Suite è in Via Neghelli, a pochi minuti dal porto storico dove si svolgono la festa e la gara a remi. Per una coppia c'è una suite in stile moderno con vasca idromassaggio in camera, un posto tranquillo dove rientrare dopo una giornata in mezzo alla folla. I dettagli sono nella pagina dell'Amos Suite.
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